Fecondazione eterologa, aumentano le richieste in Italia: +18% nel 2017, molte coppie costrette però a cambiare regione

Fecondazione eterologa, aumentano le richieste in Italia: +18% nel 2017, molte coppie costrette però a cambiare regione

Articolo tratto dal sito del "Il Fatto Quotidiano" di Chiara Daina | 7 Luglio 2019 . È quanto emerge dall’ultima relazione sulla procreazione medicalmente assistita. "In Italia le coppie accedono ai servizi di pma in media 4,2 anni dopo aver chiesto aiuto, è inaccettabile", denuncia Antonino Guglielmino, ginecologo e presidente della Società italiana di riproduzione umana

La richiesta di fecondazione eterologa in Italia è in crescita. Lo documenta l’ultima relazione sulla procreazione medicalmente assistita, consegnata il 28 giugno al Parlamento, e messa online ieri sul sito del Ministero della Salute, relativa all’attività dei centri nel 2017, secondo cui le coppie ricorse a questa tecnica sono aumentate del 18%: da 5.450 a 6.429. I cicli di trattamento sono passati da 6.247 a 7.514 (più 20,3 per cento), di cui la maggior parte con donazioni di ovociti (quasi il 42 per cento; mentre il 37 con donazione di embrioni e il resto di liquido seminale). E il numero di bambini nati da 1.457 a 1.737 (più 19,2 per cento). Ma i donatori di ovociti e liquido seminale sono ancora pochi e dobbiamo importare dalle biobanche straniere il 97 per cento dei gameti.

Questo perché dopo cinque anni dalla sentenza della Corte Costituzionale che cancellava il divieto di eterologa, il nostro Paese non ha ancora recepito completamente le direttive comunitarie sulla donazione di gameti. Anche se ormai è una questione di settimane. L’iter burocratico è infatti quasi concluso, come assicura il Governo, “,ma questo ritardo ha impedito che fino a oggi si potessero avere norme per definire la donazione – spiegaAntonino Guglielmino, ginecologo e presidente della Società italiana di riproduzione umana (Siru) -, quindi indicazioni sugli screening genetici e gli esami clinici da eseguire su chi volontariamente e gratuitamente sceglie di dare in dono ovociti o spermatozoi. Con la conseguenza che non si sono mai potute avviare campagne di informazione e sensibilizzazione per reclutare i donatori. E ogni centro di pma (procreazione medicalmente assistita, ndr) si è assunto la responsabilità di come arruolarli”. Oggi quindi i criocontenitori di gameti maschili provengono soprattutto da Spagna, Svizzera e Danimarca. Mentre quelli femminili quasi tutti dalla Spagna.
Complessivamente, considerando tutte le tutte le tecniche di pma, sia di I livello (inseminazione) che di II e III livello (fecondazione in vitro) con o senza donazione di gameti, dal 2016 al 2017, le coppie trattate sono aumentate da 78.366 a 77.522, i cicli effettuati da 97.656 a 97.888 e i bambini nati vivi da 13.582 a 13.973. Ma l’età media delle donne resta alta rispetto a quella europea: 36,7 anni contro 34.7. Mentre l’età media della donna che si sottopone all’eterologa è di 42,4 anni se la donazione è di ovociti; più bassa (35,6) se la donazione è di seme (35,6).

Preferiti i centri di pma pubblici, in tutto 67. Nonostante siano di meno di quelli privati (106). Nei primi infatti è stato effettuato il 37,4 per cento dei cicli di trattamento rispetto all’8,9 del privato accreditato e al 33,1 del privato tout court. Ma l’offerta non è uguale ovunque. Moltissime coppie sono costrette a emigrare in altre regioni. “La mobilità passiva è del 30 per cento, soprattutto dal Sud verso le strutture del Nord – sottolinea Guglielmino -, comein Toscana e Lombardia dove sono state stipulate convenzioni con i privati. Nel Lazio non esistono e la fecondazione eterologa si può fare solo in un centro pubblico, quello dell’ospedale San Filippo Neri di Roma. Mentre in Calabria sei costretto a rivolgerti al privato pagando. La fecondazione assistita – denuncia il medico – è stata inserita nei Livelli essenziali di assistenza ma solo sulla carta. Non tutte le Regioni infatti riescono a rimborsare queste prestazioni. Abbiamo un tasso di natalità tra i più bassi del mondo e non facciamo ancora abbastanza per aiutare le coppie che vogliono avere figli ma non possono”.
Un altro problema riguarda la mancanza di linee guida sui percorsi diagnostici e terapeutici da offrire ai pazienti. “Un’assenza che ha causato ritardi e sprechi di risorse – fa notare Guglielmino -. In Italia le coppie accedono ai servizi di pma in media 4,2 anni dopo aver chiesto aiuto, è inaccettabile“. La Siru si impegnerà nei prossimi mesi a definire per la prima volta l’iter di diagnosi e cura per la pma per consentire trattamenti omogenei su tutto il territorio nazionale. “Una donna con difficoltà a ovulare riceverà la stessa terapia sia se in cura a Bolzano che a Pantelleria, cosa che oggi è tutt’altro che scontata” chiarisce il presidente.

Articolo tratto dal sito del "Il Fatto Quotidiano" di Chiara Daina | 7 Luglio 2019 . È quanto emerge dall’ultima relazione sulla procreazione medicalmente assistita. "In Italia le coppie accedono ai servizi di pma in media 4,2 anni dopo aver chiesto aiuto, è inaccettabile", denuncia Antonino Guglielmino, ginecologo e presidente della Società italiana di riproduzione umana

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